Perché le serie Netflix sono sempre più centrali nelle strategie di brand

Perché le serie Netflix sono sempre più centrali nelle strategie di brand

Le serie Netflix non sono più soltanto prodotti di intrattenimento. Sempre più spesso diventano spazi narrativi estesi, capaci di vivere oltre lo schermo e di intrecciarsi con il mondo dei brand. In questo scenario, le collaborazioni non assumono la forma di semplici sponsorizzazioni, ma si configurano come operazioni culturali, in cui storytelling, identità visiva e consumo si fondono.

Quando le serie superano la logica della sponsorizzazione

Le collaborazioni tra serie Netflix e brand stanno progressivamente allontanandosi dai modelli tradizionali di sponsorizzazione. Non si tratta più di inserire un prodotto all’interno di una scena o di sfruttare la notorietà di una serie per aumentare la visibilità di un marchio. Sempre più spesso, queste operazioni si configurano come progetti integrati, in cui il racconto seriale diventa un ambiente narrativo entro cui il brand può esprimersi in modo coerente.

In questo contesto, le serie assumono il ruolo di veri e propri sistemi di riferimento culturale. Estetica, tono, valori e immaginario non fanno solo da sfondo, ma guidano la costruzione dell’esperienza di marca, influenzando scelte creative, linguaggio e posizionamento. Il risultato è una relazione più profonda tra intrattenimento e consumo, in cui il brand non si limita a comparire, ma entra a far parte del racconto.

Dallo schermo alla quotidianità: la narrazione che prende forma

La collaborazione tra Bridgerton e Dove rappresenta uno degli esempi più chiari di come una serie possa diventare linguaggio di prodotto. In occasione del lancio della nuova stagione, Dove ha presentato una collezione in edizione limitata ispirata all’estetica e alle atmosfere della serie, trasformando l’universo Regency in un’esperienza sensoriale.

Fragranze, naming e visual richiamano l’immaginario romantico e sofisticato di Bridgerton, senza limitarsi a una citazione superficiale. Il risultato è un’estensione coerente del racconto, in cui la cura della persona diventa parte dell’esperienza narrativa. In questo caso la serie non funge da semplice testimonial, ma da codice creativo, capace di guidare la costruzione dell’intero progetto.

Quando l’immaginario seriale diventa linguaggio di marca

L’universo visivo e culturale di Stranger Things si presta naturalmente al dialogo con il mondo fashion. La collaborazione con Benetton si inserisce in questa direzione, valorizzando l’estetica anni Ottanta della serie e il suo forte potenziale simbolico.

Qui la serie funziona come riferimento culturale condiviso, capace di attivare memoria, nostalgia e identità generazionale. La capsule non si limita a riprodurre elementi iconici, ma li rielabora all’interno del linguaggio del brand, creando un punto di incontro tra heritage e cultura pop contemporanea. La serie diventa così un archivio visivo e narrativo, utilizzato per costruire valore e riconoscibilità.

Il racconto seriale come vetrina del lusso

Anche il mondo del lusso trova spazio nelle collaborazioni legate alle serie Netflix. Emily in Paris si è affermata fin dalla prima stagione come una vetrina di moda aspirazionale, e la presenza di maison come Fendi conferma il ruolo della serie come canale di comunicazione ad alto valore simbolico.

In questo caso non si parla di prodotto dedicato, ma di integrazione narrativa. I look contribuiscono a definire il personaggio e, allo stesso tempo, rafforzano il posizionamento fashion della serie. Il brand entra nel racconto in modo naturale, diventando parte del linguaggio visivo e dello stile di vita rappresentato. La serie, a sua volta, acquisisce ulteriore credibilità nel dialogo con il sistema moda.

Perché Netflix investe in questo tipo di collaborazioni

La scelta di sviluppare collaborazioni con i brand risponde a una strategia precisa. In un contesto competitivo, Netflix ha bisogno che le sue produzioni restino rilevanti anche oltre il momento della visione. Le partnership permettono di prolungare la vita delle serie, mantenendole presenti nella quotidianità delle persone e nel dibattito culturale.

Attraverso queste operazioni, le storie si espandono in altri territori, dal retail al lifestyle, rafforzando il legame emotivo con il pubblico. Le serie diventano così universi riconoscibili, capaci di generare conversazioni, contenuti social e nuove forme di engagement. Non si tratta solo di visibilità, ma di costruzione di senso attorno all’immaginario della serie.

Un equilibrio delicato per i brand

Per i brand, collaborare con una serie Netflix significa entrare in un immaginario già consolidato e fortemente coinvolgente. Questo offre un vantaggio competitivo evidente, ma richiede anche grande attenzione. Il valore dell’operazione dipende dalla capacità di rispettare il tono e l’identità del racconto.

Quando la collaborazione è coerente, come nei casi di Bridgerton, Stranger Things o Emily in Paris, il brand riesce a inserirsi nel racconto senza spezzarne la credibilità. Al contrario, un’integrazione forzata rischia di apparire opportunistica e di compromettere l’esperienza complessiva. La differenza la fa la qualità dell’allineamento narrativo, non la semplice esposizione.

Conclusioni

Le serie Netflix stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella cultura contemporanea, evolvendo in piattaforme di branding e storytelling. Le collaborazioni con brand come Dove, Benetton o Fendi dimostrano come l’intrattenimento possa dialogare in modo strutturato con il mondo del consumo, dando vita a progetti che superano la logica della sponsorizzazione.

Per i brand, il valore non sta soltanto nella visibilità, ma nella possibilità di diventare parte di un universo narrativo condiviso. In un contesto in cui le storie contano quanto i prodotti, la capacità di inserirsi in modo credibile in un racconto culturale rappresenta una leva strategica sempre più rilevante.

Non è finita qui!

  • Disney+ sperimenta i video verticali: la piattaforma sta testando contenuti pensati per la fruizione mobile, avvicinando il linguaggio dello streaming a quello dei social e adattando le serie a nuovi formati di consumo.
  • Mattel presenta la prima Barbie autistica: il brand amplia l’universo Barbie con una nuova bambola pensata per favorire una rappresentazione più inclusiva, riflettendo una crescente attenzione alla diversità nel mondo dei giocattoli.
  • Stranger Things e l’ipotesi dell’uso di ChatGPT: una teoria rilanciata online suggerisce che l’AI possa essere stata utilizzata per scrivere il finale della serie, riaccendendo il dibattito sul ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi.
  • AI e fuorigioco ai Mondiali 2026: la FIFA punta su sistemi di analisi dati e intelligenza artificiale per supportare le decisioni arbitrali, aprendo una nuova fase nel rapporto tra tecnologia e sport.

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