Quando la politica esce dalla TV ed entra nei podcast

Quando la politica esce dalla TV ed entra nei podcast

L’intervista di Giorgia Meloni a Pulp Podcast non conta per quello che dice, ma per dove accade. Quando una Presidente del Consiglio sceglie un podcast YouTube al posto dei format tradizionali, cambia il peso dei media nativi digitali e si apre un precedente che riguarda anche brand e aziende.

L’effetto “Meloni” e il peso dell’attenzione

Un milione di visualizzazioni su YouTube, oltre 9 milioni su Instagram e un volume enorme di like e commenti (questi ultimi non sempre positivi, va detto) su tutte le piattaforme proprietarie di Pulp Podcast. Questo, al netto di tutto, è quello che è stato definito effetto “Meloni”.

Non entriamo nel merito dell’intervista in sé. Dal nostro punto di vista, è stata piuttosto blanda e poco rilevante sul piano dei contenuti. Il punto che ci interessa davvero è un altro: ciò che questa operazione rappresenta oggi nel panorama mediatico e comunicativo.

Una rottura netta nel sistema dei media

Senza dietrologie, senza inseguire ipotesi su accordi, scambi o retroscena, il dato centrale resta uno: per la prima volta nella storia, una Presidente del Consiglio in carica sceglie come piattaforma mediatica terza non un programma televisivo tradizionale, ma un canale YouTube, un podcast, condotto da non-giornalisti.

La discontinuità è evidente. E va riconosciuto il merito di averla resa concreta a Mr. Marra e Fedez, che oltretutto non hanno annacquato il proprio linguaggio visivo per inseguire codici più istituzionali. Anche questo conta.

Il linguaggio visivo conta quanto il contenuto

Basta guardare la scena: niente camicie, niente cravatte, nessun impianto estetico da salotto politico tradizionale. Un cappellino, capelli che molti definirebbero improbabili, una Presidente del Consiglio con le cuffie in testa.

Può sembrare un dettaglio secondario. Non lo è. Anzi, è uno degli elementi che rendono questo episodio rilevante. Fino a oggi, la politica in TV ha continuato a muoversi dentro canoni visivi, rituali e modalità operative rigidamente codificati. Questa puntata rompe quel perimetro. Può piacere o no, ma il dato resta.

Il vero indicatore: il volume conversazionale

A confermare la portata dell’evento non è soltanto la scelta del formato, ma la quantità di conversazioni generate attorno alla puntata.

Nei giorni immediatamente precedenti alla pubblicazione e soprattutto nel post, praticamente chiunque ha commentato l’episodio: pagine editoriali, testate, opinionisti, marketer, addetti ai lavori. Ne siamo un esempio anche noi.

Secondo una nostra analisi preliminare, il volume conversazionale ha superato le 14.000 menzioni sul web, in soli 3 giorni. È questo il punto che rende il caso interessante anche da una prospettiva professionale: la manovra ha avuto una eco enorme.

Perché questo precedente riguarda anche il mondo corporate

Che l’operazione sia piaciuta oppure no, poco cambia: questo episodio apre una strada e crea un precedente che non può essere ignorato, nemmeno dalle aziende.

Fino a poco tempo fa, sarebbe stato difficile proporre certi outlet o certi canali in una strategia di comunicazione strutturata, perché spesso considerati troppo laterali o poco rilevanti. Oggi questo argomento regge molto meno. Alcuni formati nativi digitali non sono più alternative marginali: sono diventati asset credibili dentro un ecosistema media contemporaneo.

Il ragionamento, da ora in poi, sarà semplice: se lo ha fatto la Presidente del Consiglio, allora può diventare legittimo farlo anche per un brand, per un manager, per un’azienda.

Non tutto va bene per tutti

Questo non significa che Pulp Podcast, o podcast simili, debbano entrare automaticamente in ogni strategia. Sarebbe una lettura superficiale.

Il nostro lavoro non è rincorrere i format del momento, ma capire dove esista un posizionamento coerente, credibile e utile. Non si tratta di “esserci” a tutti i costi. Si tratta di scegliere i contesti giusti, con il tono giusto, per gli obiettivi giusti.

Oltre i salotti TV

Quello che questo episodio rende evidente è che oggi esistono alternative concrete, o almeno integrative, ai salotti televisivi tradizionali e consueti canali mediatici.

E, probabilmente, almeno sul piano della visibilità e della capacità di generare conversazione, queste alternative possono risultare persino più efficaci.

Per chi si occupa di comunicazione, il punto non è celebrare il caso. Il punto è leggerlo correttamente. Perché dopo questa puntata, ignorare certi canali non è più prudenza strategica. È inerzia.

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